AFRICA/MADAGASCAR - Nomina del Vescovo di Farafangana
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il Santo Padre Benedetto XVI in data 26 novembre 2005 ha
nominato Vescovo di Farafangana (Madagascar) il Rev. P. Benjamin Marc Ramaroson C:M., Superiore provinciale dei Lazzaristi in Madagascar.
Il nuovo Vescovo è nato il 25 aprile 1955 a Manakara, diocesi di Farafangana. Dopo gli studi fino al conseguimento del Baccalaureato in matematica e l’iscrizione per due anni all’Università statale di Antananarivo, è entrato nella Congregazione della Missione (Lazzaristi). Ha emesso la professione religiosa il 15 ottobre 1980 ed è stato ordinato sacerdote il 15 agosto 1984. Dopo l’ordinazione è stato: Parroco della Cattedrale (1984-1986); studente alla Pontificia Università Gregoriana (1986-1990) dove ha conseguito il dottorato in Teologia spirituale; Superiore dello scolasticato dei Lazzaristi di Fianarantsoa e Professore di Teologia morale (1990-2000); Direttore del noviziato dei Lazzaristi (2000-2001); Superiore provinciale dei Lazzaristi in Madagascar (dal 2001).
La Diocesi di Farafangana, eretta nel 1957, ha una superficie di 20.392 kmq, una popolazione di 900.000 abitanti, di cui il 75% sono animisti e circa l’8% cattolici (70.000). A loro vanno aggiunti 60.000 cristiani luterani e membri della Chiesa Riformata. Le parrocchie sono 24, i luoghi di culto 260, i sacerdoti sono 36 (21 lazzaristi, 4 gesuiti, 8 diocesani, 3 fidei donum), i religiosi non sacerdoti 7, le religiose sono 96, i catechisti 267, i seminaristi maggiori sono 5 e 13 i minori. (S.L.) (Agenzia Fides 28/11/2005)
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Vaovao
AFRICA/MADAGASCAR - Nomina del Vescovo di Farafangana
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il Santo Padre Benedetto XVI in data 26 novembre 2005 ha
nominato Vescovo di Farafangana (Madagascar) il Rev. P. Benjamin Marc Ramaroson C:M., Superiore provinciale dei Lazzaristi in Madagascar.
Il nuovo Vescovo è nato il 25 aprile 1955 a Manakara, diocesi di Farafangana. Dopo gli studi fino al conseguimento del Baccalaureato in matematica e l’iscrizione per due anni all’Università statale di Antananarivo, è entrato nella Congregazione della Missione (Lazzaristi). Ha emesso la professione religiosa il 15 ottobre 1980 ed è stato ordinato sacerdote il 15 agosto 1984. Dopo l’ordinazione è stato: Parroco della Cattedrale (1984-1986); studente alla Pontificia Università Gregoriana (1986-1990) dove ha conseguito il dottorato in Teologia spirituale; Superiore dello scolasticato dei Lazzaristi di Fianarantsoa e Professore di Teologia morale (1990-2000); Direttore del noviziato dei Lazzaristi (2000-2001); Superiore provinciale dei Lazzaristi in Madagascar (dal 2001).
La Diocesi di Farafangana, eretta nel 1957, ha una superficie di 20.392 kmq, una popolazione di 900.000 abitanti, di cui il 75% sono animisti e circa l’8% cattolici (70.000). A loro vanno aggiunti 60.000 cristiani luterani e membri della Chiesa Riformata. Le parrocchie sono 24, i luoghi di culto 260, i sacerdoti sono 36 (21 lazzaristi, 4 gesuiti, 8 diocesani, 3 fidei donum), i religiosi non sacerdoti 7, le religiose sono 96, i catechisti 267, i seminaristi maggiori sono 5 e 13 i minori. (S.L.) (Agenzia Fides 28/11/2005)
Dal 27 ottobre al 6 dicembre 2005 più di 120 eventi nelle regioni e città italiane unite per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati nel mondo. Anche Viterbo testimonia il proprio impegno in questo senso con la mostra agli Almadiani “Ambanja, Madagascar: la forza della speranza”
Dal 27 ottobre al 6 dicembre 2005 più di 120 eventi nelle regioni e città italiane unite per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati nel mondo. Anche Viterbo testimonia il proprio impegno in questo senso con la mostra agli Almadiani “Ambanja, Madagascar: la forza della speranza”, che riapre dal 27 novembre dopo la prima esposizione di settembre. L’evento ha avuto, in quell’occasione, un afflusso costante di persone ne hanno decretato il successo, nonché la sensibilità dei viterbesi nei confronti di chi è più sfortunato. La rassegna, infatti, documenta l’attività che padre Stefano Scaringella, frate cappuccino e medico chirurgo, sta svolgendo presso la clinica Saint Damien, da lui stesso fondata venti anni fa, nel nord ovest del Paese africano. I pannelli di colori vivaci e le didascalie tratte dalle e-mail che padre Stefano e il sindaco Giancarlo Gabbianelli si sono scambiati nel corso degli ultimi due anni, hanno sensibilizzato l’attenzione dei visitatori sulla difficile realtà di un Paese dai paesaggi da sogno, ma che ha assoluto bisogno del sostegno esterno di persone come padre Stefano, nella cui struttura vengono eseguiti circa 1300 interventi annui. E la risposta dei viterbesi non si è fatta attendere: già nella sola settimana di svolgimento della mostra sono stati raccolti oltre 700 euro, che sono nel frattempo aumentati raggiungendo la quota di 2000 euro versati sul conto corrente (C/ c 100 69 479 Viterbo per Ambanja - Madagascar Abi 06065 cab 14500) per le donazioni attivato dal Comune di Viterbo. E la raccolta di fondi, dopo Viterbo, continuerà a Gubbio dal 1 dicembre, dove la mostra sarà ospitata nei locali messi a disposizione dal Comune. Questa seconda edizione delle “Giornate per la Cooperazione Italiana”, promossa dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, si propone di offrire un’ulteriore occasione di riflessione nelle Istituzioni pubbliche e private, creando nuove possibilità di dialogo e di confronto nella società civile sulle tematiche dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo attraverso un maggiore coinvolgimento dei veri protagonisti della cooperazione, operatori e volontari che in prima persona si rendono testimoni della solidarietà del nostro Paese all’estero. L’iniziativa vede protagonisti tutto il mondo della Cooperazione allo Sviluppo, in collaborazione con i Ministeri, le Regioni, le Province, i Comuni, le Agenzie dell'ONU, le Organizzazioni Internazionali, le Università, gli Istituti e Centri di Ricerca, le ONG italiane, le Confederazioni Sindacali, la Confindustria, gli Istituti di credito, il CNR, l’ISTAT e numerose Associazioni e Istituzioni pubbliche e private. Le “Giornate” si svolgono sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.
Dal 27 ottobre al 6 dicembre 2005 più di 120 eventi nelle regioni e città italiane unite per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati nel mondo. Anche Viterbo testimonia il proprio impegno in questo senso con la mostra agli Almadiani “Ambanja, Madagascar: la forza della speranza”
Dal 27 ottobre al 6 dicembre 2005 più di 120 eventi nelle regioni e città italiane unite per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati nel mondo. Anche Viterbo testimonia il proprio impegno in questo senso con la mostra agli Almadiani “Ambanja, Madagascar: la forza della speranza”, che riapre dal 27 novembre dopo la prima esposizione di settembre. L’evento ha avuto, in quell’occasione, un afflusso costante di persone ne hanno decretato il successo, nonché la sensibilità dei viterbesi nei confronti di chi è più sfortunato. La rassegna, infatti, documenta l’attività che padre Stefano Scaringella, frate cappuccino e medico chirurgo, sta svolgendo presso la clinica Saint Damien, da lui stesso fondata venti anni fa, nel nord ovest del Paese africano. I pannelli di colori vivaci e le didascalie tratte dalle e-mail che padre Stefano e il sindaco Giancarlo Gabbianelli si sono scambiati nel corso degli ultimi due anni, hanno sensibilizzato l’attenzione dei visitatori sulla difficile realtà di un Paese dai paesaggi da sogno, ma che ha assoluto bisogno del sostegno esterno di persone come padre Stefano, nella cui struttura vengono eseguiti circa 1300 interventi annui. E la risposta dei viterbesi non si è fatta attendere: già nella sola settimana di svolgimento della mostra sono stati raccolti oltre 700 euro, che sono nel frattempo aumentati raggiungendo la quota di 2000 euro versati sul conto corrente (C/ c 100 69 479 Viterbo per Ambanja - Madagascar Abi 06065 cab 14500) per le donazioni attivato dal Comune di Viterbo. E la raccolta di fondi, dopo Viterbo, continuerà a Gubbio dal 1 dicembre, dove la mostra sarà ospitata nei locali messi a disposizione dal Comune. Questa seconda edizione delle “Giornate per la Cooperazione Italiana”, promossa dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, si propone di offrire un’ulteriore occasione di riflessione nelle Istituzioni pubbliche e private, creando nuove possibilità di dialogo e di confronto nella società civile sulle tematiche dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo attraverso un maggiore coinvolgimento dei veri protagonisti della cooperazione, operatori e volontari che in prima persona si rendono testimoni della solidarietà del nostro Paese all’estero. L’iniziativa vede protagonisti tutto il mondo della Cooperazione allo Sviluppo, in collaborazione con i Ministeri, le Regioni, le Province, i Comuni, le Agenzie dell'ONU, le Organizzazioni Internazionali, le Università, gli Istituti e Centri di Ricerca, le ONG italiane, le Confederazioni Sindacali, la Confindustria, gli Istituti di credito, il CNR, l’ISTAT e numerose Associazioni e Istituzioni pubbliche e private. Le “Giornate” si svolgono sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.
Dal 27 ottobre al 6 dicembre 2005 più di 120 eventi nelle regioni e città italiane unite per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati nel mondo. Anche Viterbo testimonia il proprio impegno in questo senso con la mostra agli Almadiani “Ambanja, Madagascar: la forza della speranza”
Dal 27 ottobre al 6 dicembre 2005 più di 120 eventi nelle regioni e città italiane unite per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati nel mondo. Anche Viterbo testimonia il proprio impegno in questo senso con la mostra agli Almadiani “Ambanja, Madagascar: la forza della speranza”, che riapre dal 27 novembre dopo la prima esposizione di settembre. L’evento ha avuto, in quell’occasione, un afflusso costante di persone ne hanno decretato il successo, nonché la sensibilità dei viterbesi nei confronti di chi è più sfortunato. La rassegna, infatti, documenta l’attività che padre Stefano Scaringella, frate cappuccino e medico chirurgo, sta svolgendo presso la clinica Saint Damien, da lui stesso fondata venti anni fa, nel nord ovest del Paese africano. I pannelli di colori vivaci e le didascalie tratte dalle e-mail che padre Stefano e il sindaco Giancarlo Gabbianelli si sono scambiati nel corso degli ultimi due anni, hanno sensibilizzato l’attenzione dei visitatori sulla difficile realtà di un Paese dai paesaggi da sogno, ma che ha assoluto bisogno del sostegno esterno di persone come padre Stefano, nella cui struttura vengono eseguiti circa 1300 interventi annui. E la risposta dei viterbesi non si è fatta attendere: già nella sola settimana di svolgimento della mostra sono stati raccolti oltre 700 euro, che sono nel frattempo aumentati raggiungendo la quota di 2000 euro versati sul conto corrente (C/ c 100 69 479 Viterbo per Ambanja - Madagascar Abi 06065 cab 14500) per le donazioni attivato dal Comune di Viterbo. E la raccolta di fondi, dopo Viterbo, continuerà a Gubbio dal 1 dicembre, dove la mostra sarà ospitata nei locali messi a disposizione dal Comune. Questa seconda edizione delle “Giornate per la Cooperazione Italiana”, promossa dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, si propone di offrire un’ulteriore occasione di riflessione nelle Istituzioni pubbliche e private, creando nuove possibilità di dialogo e di confronto nella società civile sulle tematiche dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo attraverso un maggiore coinvolgimento dei veri protagonisti della cooperazione, operatori e volontari che in prima persona si rendono testimoni della solidarietà del nostro Paese all’estero. L’iniziativa vede protagonisti tutto il mondo della Cooperazione allo Sviluppo, in collaborazione con i Ministeri, le Regioni, le Province, i Comuni, le Agenzie dell'ONU, le Organizzazioni Internazionali, le Università, gli Istituti e Centri di Ricerca, le ONG italiane, le Confederazioni Sindacali, la Confindustria, gli Istituti di credito, il CNR, l’ISTAT e numerose Associazioni e Istituzioni pubbliche e private. Le “Giornate” si svolgono sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.
Dal 27 ottobre al 6 dicembre 2005 più di 120 eventi nelle regioni e città italiane unite per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati nel mondo. Anche Viterbo testimonia il proprio impegno in questo senso con la mostra agli Almadiani “Ambanja, Madagascar: la forza della speranza”
Dal 27 ottobre al 6 dicembre 2005 più di 120 eventi nelle regioni e città italiane unite per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati nel mondo. Anche Viterbo testimonia il proprio impegno in questo senso con la mostra agli Almadiani “Ambanja, Madagascar: la forza della speranza”, che riapre dal 27 novembre dopo la prima esposizione di settembre. L’evento ha avuto, in quell’occasione, un afflusso costante di persone ne hanno decretato il successo, nonché la sensibilità dei viterbesi nei confronti di chi è più sfortunato. La rassegna, infatti, documenta l’attività che padre Stefano Scaringella, frate cappuccino e medico chirurgo, sta svolgendo presso la clinica Saint Damien, da lui stesso fondata venti anni fa, nel nord ovest del Paese africano. I pannelli di colori vivaci e le didascalie tratte dalle e-mail che padre Stefano e il sindaco Giancarlo Gabbianelli si sono scambiati nel corso degli ultimi due anni, hanno sensibilizzato l’attenzione dei visitatori sulla difficile realtà di un Paese dai paesaggi da sogno, ma che ha assoluto bisogno del sostegno esterno di persone come padre Stefano, nella cui struttura vengono eseguiti circa 1300 interventi annui. E la risposta dei viterbesi non si è fatta attendere: già nella sola settimana di svolgimento della mostra sono stati raccolti oltre 700 euro, che sono nel frattempo aumentati raggiungendo la quota di 2000 euro versati sul conto corrente (C/ c 100 69 479 Viterbo per Ambanja - Madagascar Abi 06065 cab 14500) per le donazioni attivato dal Comune di Viterbo. E la raccolta di fondi, dopo Viterbo, continuerà a Gubbio dal 1 dicembre, dove la mostra sarà ospitata nei locali messi a disposizione dal Comune. Questa seconda edizione delle “Giornate per la Cooperazione Italiana”, promossa dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, si propone di offrire un’ulteriore occasione di riflessione nelle Istituzioni pubbliche e private, creando nuove possibilità di dialogo e di confronto nella società civile sulle tematiche dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo attraverso un maggiore coinvolgimento dei veri protagonisti della cooperazione, operatori e volontari che in prima persona si rendono testimoni della solidarietà del nostro Paese all’estero. L’iniziativa vede protagonisti tutto il mondo della Cooperazione allo Sviluppo, in collaborazione con i Ministeri, le Regioni, le Province, i Comuni, le Agenzie dell'ONU, le Organizzazioni Internazionali, le Università, gli Istituti e Centri di Ricerca, le ONG italiane, le Confederazioni Sindacali, la Confindustria, gli Istituti di credito, il CNR, l’ISTAT e numerose Associazioni e Istituzioni pubbliche e private. Le “Giornate” si svolgono sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.
Dal 27 ottobre al 6 dicembre 2005 più di 120 eventi nelle regioni e città italiane unite per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati nel mondo. Anche Viterbo testimonia il proprio impegno in questo senso con la mostra agli Almadiani “Ambanja, Madagascar: la forza della speranza”
Dal 27 ottobre al 6 dicembre 2005 più di 120 eventi nelle regioni e città italiane unite per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati nel mondo. Anche Viterbo testimonia il proprio impegno in questo senso con la mostra agli Almadiani “Ambanja, Madagascar: la forza della speranza”, che riapre dal 27 novembre dopo la prima esposizione di settembre. L’evento ha avuto, in quell’occasione, un afflusso costante di persone ne hanno decretato il successo, nonché la sensibilità dei viterbesi nei confronti di chi è più sfortunato. La rassegna, infatti, documenta l’attività che padre Stefano Scaringella, frate cappuccino e medico chirurgo, sta svolgendo presso la clinica Saint Damien, da lui stesso fondata venti anni fa, nel nord ovest del Paese africano. I pannelli di colori vivaci e le didascalie tratte dalle e-mail che padre Stefano e il sindaco Giancarlo Gabbianelli si sono scambiati nel corso degli ultimi due anni, hanno sensibilizzato l’attenzione dei visitatori sulla difficile realtà di un Paese dai paesaggi da sogno, ma che ha assoluto bisogno del sostegno esterno di persone come padre Stefano, nella cui struttura vengono eseguiti circa 1300 interventi annui. E la risposta dei viterbesi non si è fatta attendere: già nella sola settimana di svolgimento della mostra sono stati raccolti oltre 700 euro, che sono nel frattempo aumentati raggiungendo la quota di 2000 euro versati sul conto corrente (C/ c 100 69 479 Viterbo per Ambanja - Madagascar Abi 06065 cab 14500) per le donazioni attivato dal Comune di Viterbo. E la raccolta di fondi, dopo Viterbo, continuerà a Gubbio dal 1 dicembre, dove la mostra sarà ospitata nei locali messi a disposizione dal Comune. Questa seconda edizione delle “Giornate per la Cooperazione Italiana”, promossa dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, si propone di offrire un’ulteriore occasione di riflessione nelle Istituzioni pubbliche e private, creando nuove possibilità di dialogo e di confronto nella società civile sulle tematiche dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo attraverso un maggiore coinvolgimento dei veri protagonisti della cooperazione, operatori e volontari che in prima persona si rendono testimoni della solidarietà del nostro Paese all’estero. L’iniziativa vede protagonisti tutto il mondo della Cooperazione allo Sviluppo, in collaborazione con i Ministeri, le Regioni, le Province, i Comuni, le Agenzie dell'ONU, le Organizzazioni Internazionali, le Università, gli Istituti e Centri di Ricerca, le ONG italiane, le Confederazioni Sindacali, la Confindustria, gli Istituti di credito, il CNR, l’ISTAT e numerose Associazioni e Istituzioni pubbliche e private. Le “Giornate” si svolgono sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.
Dal 27 ottobre al 6 dicembre 2005 più di 120 eventi nelle regioni e città italiane unite per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati nel mondo. Anche Viterbo testimonia il proprio impegno in questo senso con la mostra agli Almadiani “Ambanja, Madagascar: la forza della speranza”
Dal 27 ottobre al 6 dicembre 2005 più di 120 eventi nelle regioni e città italiane unite per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati nel mondo. Anche Viterbo testimonia il proprio impegno in questo senso con la mostra agli Almadiani “Ambanja, Madagascar: la forza della speranza”, che riapre dal 27 novembre dopo la prima esposizione di settembre. L’evento ha avuto, in quell’occasione, un afflusso costante di persone ne hanno decretato il successo, nonché la sensibilità dei viterbesi nei confronti di chi è più sfortunato. La rassegna, infatti, documenta l’attività che padre Stefano Scaringella, frate cappuccino e medico chirurgo, sta svolgendo presso la clinica Saint Damien, da lui stesso fondata venti anni fa, nel nord ovest del Paese africano. I pannelli di colori vivaci e le didascalie tratte dalle e-mail che padre Stefano e il sindaco Giancarlo Gabbianelli si sono scambiati nel corso degli ultimi due anni, hanno sensibilizzato l’attenzione dei visitatori sulla difficile realtà di un Paese dai paesaggi da sogno, ma che ha assoluto bisogno del sostegno esterno di persone come padre Stefano, nella cui struttura vengono eseguiti circa 1300 interventi annui. E la risposta dei viterbesi non si è fatta attendere: già nella sola settimana di svolgimento della mostra sono stati raccolti oltre 700 euro, che sono nel frattempo aumentati raggiungendo la quota di 2000 euro versati sul conto corrente (C/ c 100 69 479 Viterbo per Ambanja - Madagascar Abi 06065 cab 14500) per le donazioni attivato dal Comune di Viterbo. E la raccolta di fondi, dopo Viterbo, continuerà a Gubbio dal 1 dicembre, dove la mostra sarà ospitata nei locali messi a disposizione dal Comune. Questa seconda edizione delle “Giornate per la Cooperazione Italiana”, promossa dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, si propone di offrire un’ulteriore occasione di riflessione nelle Istituzioni pubbliche e private, creando nuove possibilità di dialogo e di confronto nella società civile sulle tematiche dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo attraverso un maggiore coinvolgimento dei veri protagonisti della cooperazione, operatori e volontari che in prima persona si rendono testimoni della solidarietà del nostro Paese all’estero. L’iniziativa vede protagonisti tutto il mondo della Cooperazione allo Sviluppo, in collaborazione con i Ministeri, le Regioni, le Province, i Comuni, le Agenzie dell'ONU, le Organizzazioni Internazionali, le Università, gli Istituti e Centri di Ricerca, le ONG italiane, le Confederazioni Sindacali, la Confindustria, gli Istituti di credito, il CNR, l’ISTAT e numerose Associazioni e Istituzioni pubbliche e private. Le “Giornate” si svolgono sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.
Dal 27 ottobre al 6 dicembre 2005 più di 120 eventi nelle regioni e città italiane unite per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati nel mondo. Anche Viterbo testimonia il proprio impegno in questo senso con la mostra agli Almadiani “Ambanja, Madagascar: la forza della speranza”
Dal 27 ottobre al 6 dicembre 2005 più di 120 eventi nelle regioni e città italiane unite per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati nel mondo. Anche Viterbo testimonia il proprio impegno in questo senso con la mostra agli Almadiani “Ambanja, Madagascar: la forza della speranza”, che riapre dal 27 novembre dopo la prima esposizione di settembre. L’evento ha avuto, in quell’occasione, un afflusso costante di persone ne hanno decretato il successo, nonché la sensibilità dei viterbesi nei confronti di chi è più sfortunato. La rassegna, infatti, documenta l’attività che padre Stefano Scaringella, frate cappuccino e medico chirurgo, sta svolgendo presso la clinica Saint Damien, da lui stesso fondata venti anni fa, nel nord ovest del Paese africano. I pannelli di colori vivaci e le didascalie tratte dalle e-mail che padre Stefano e il sindaco Giancarlo Gabbianelli si sono scambiati nel corso degli ultimi due anni, hanno sensibilizzato l’attenzione dei visitatori sulla difficile realtà di un Paese dai paesaggi da sogno, ma che ha assoluto bisogno del sostegno esterno di persone come padre Stefano, nella cui struttura vengono eseguiti circa 1300 interventi annui. E la risposta dei viterbesi non si è fatta attendere: già nella sola settimana di svolgimento della mostra sono stati raccolti oltre 700 euro, che sono nel frattempo aumentati raggiungendo la quota di 2000 euro versati sul conto corrente (C/ c 100 69 479 Viterbo per Ambanja - Madagascar Abi 06065 cab 14500) per le donazioni attivato dal Comune di Viterbo. E la raccolta di fondi, dopo Viterbo, continuerà a Gubbio dal 1 dicembre, dove la mostra sarà ospitata nei locali messi a disposizione dal Comune. Questa seconda edizione delle “Giornate per la Cooperazione Italiana”, promossa dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, si propone di offrire un’ulteriore occasione di riflessione nelle Istituzioni pubbliche e private, creando nuove possibilità di dialogo e di confronto nella società civile sulle tematiche dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo attraverso un maggiore coinvolgimento dei veri protagonisti della cooperazione, operatori e volontari che in prima persona si rendono testimoni della solidarietà del nostro Paese all’estero. L’iniziativa vede protagonisti tutto il mondo della Cooperazione allo Sviluppo, in collaborazione con i Ministeri, le Regioni, le Province, i Comuni, le Agenzie dell'ONU, le Organizzazioni Internazionali, le Università, gli Istituti e Centri di Ricerca, le ONG italiane, le Confederazioni Sindacali, la Confindustria, gli Istituti di credito, il CNR, l’ISTAT e numerose Associazioni e Istituzioni pubbliche e private. Le “Giornate” si svolgono sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.
Dal 27 ottobre al 6 dicembre 2005 più di 120 eventi nelle regioni e città italiane unite per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati nel mondo. Anche Viterbo testimonia il proprio impegno in questo senso con la mostra agli Almadiani “Ambanja, Madagascar: la forza della speranza”
Dal 27 ottobre al 6 dicembre 2005 più di 120 eventi nelle regioni e città italiane unite per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati nel mondo. Anche Viterbo testimonia il proprio impegno in questo senso con la mostra agli Almadiani “Ambanja, Madagascar: la forza della speranza”, che riapre dal 27 novembre dopo la prima esposizione di settembre. L’evento ha avuto, in quell’occasione, un afflusso costante di persone ne hanno decretato il successo, nonché la sensibilità dei viterbesi nei confronti di chi è più sfortunato. La rassegna, infatti, documenta l’attività che padre Stefano Scaringella, frate cappuccino e medico chirurgo, sta svolgendo presso la clinica Saint Damien, da lui stesso fondata venti anni fa, nel nord ovest del Paese africano. I pannelli di colori vivaci e le didascalie tratte dalle e-mail che padre Stefano e il sindaco Giancarlo Gabbianelli si sono scambiati nel corso degli ultimi due anni, hanno sensibilizzato l’attenzione dei visitatori sulla difficile realtà di un Paese dai paesaggi da sogno, ma che ha assoluto bisogno del sostegno esterno di persone come padre Stefano, nella cui struttura vengono eseguiti circa 1300 interventi annui. E la risposta dei viterbesi non si è fatta attendere: già nella sola settimana di svolgimento della mostra sono stati raccolti oltre 700 euro, che sono nel frattempo aumentati raggiungendo la quota di 2000 euro versati sul conto corrente (C/ c 100 69 479 Viterbo per Ambanja - Madagascar Abi 06065 cab 14500) per le donazioni attivato dal Comune di Viterbo. E la raccolta di fondi, dopo Viterbo, continuerà a Gubbio dal 1 dicembre, dove la mostra sarà ospitata nei locali messi a disposizione dal Comune. Questa seconda edizione delle “Giornate per la Cooperazione Italiana”, promossa dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, si propone di offrire un’ulteriore occasione di riflessione nelle Istituzioni pubbliche e private, creando nuove possibilità di dialogo e di confronto nella società civile sulle tematiche dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo attraverso un maggiore coinvolgimento dei veri protagonisti della cooperazione, operatori e volontari che in prima persona si rendono testimoni della solidarietà del nostro Paese all’estero. L’iniziativa vede protagonisti tutto il mondo della Cooperazione allo Sviluppo, in collaborazione con i Ministeri, le Regioni, le Province, i Comuni, le Agenzie dell'ONU, le Organizzazioni Internazionali, le Università, gli Istituti e Centri di Ricerca, le ONG italiane, le Confederazioni Sindacali, la Confindustria, gli Istituti di credito, il CNR, l’ISTAT e numerose Associazioni e Istituzioni pubbliche e private. Le “Giornate” si svolgono sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.
Nous allons présenter la mentalité malgache en trois dimensions dans cet article.
La mentalité malgache en trois dimensions (3D)
Nous allons présenter la mentalité malgache en trois dimensions dans cet article.
D'abord, la première dimension, c'est son premier axe de largeur : le temps. On remarque que notre façon de faire, façon d'être se détachent progressivement de notre vraie valeur culturelle depuis belle lurette. Exemple, à propos des proverbes sur la solidarité tels que "Akanga maro tsy vakin'amboa" ou "Velona iray trano maty iray fasana" ne se pratiquent plus que dans le but de se tromper ou de jouer à l'opportunisme envers les autres. Cette dégradation de mentalité évolue dans le temps car plus le temps passe, notre façon d'être se dégrade.
Deuxième dimension, c'est sa hauteur et sa profondeur et les hiérarchies. La preuve c'est que tous les dirigeants qui se sont succédés ne finissent toujours qu'à remplir leurs poches et jamais de dialogues pour une continuité de l'État pour que le peuple reste le débiteur de leurs bavures et l'intérêt national un vain mot. Cette dimension se trouve aussi au niveau familial pour des parents qui se servent de leur fille pour gagner de l'argent que cela soit direct (prostitution) ou indirect (mariage intéressé).
Troisième dimension, c'est son deuxième axe de largeur : l'espace. Les citadins malgaches ont tendance à traiter facilement de retardés les gens du monde rural autant que les Malgaches expatriés vers les pays industrialisés qui traitent gratuitement de non civilisés les nationaux qui ne sont jamais sortis de notre île. Toutefois, il faut savoir que monsieur ou madame le (a) citadin(e) a beaucoup de caractères qui freinent notre développement comme le manque d'honnêteté dans l'exercice de la profession (éthique professionnelle), l'égoïsme qui va souvent vers le comportement de corrupteur ou de corrompu. Il en est de même pour les expatriés malgaches ou ceux qui sont sortis de l'île et qui y reviennent.
Concrètement, il ne faut jamais croire que le Malgache, qui a vécu dans les pays dits développés, possède un caractère d'un bon Européen, d'un Nord-Américain ni d'un bon Japonais qui sont des ressortissants d'un pays dit "civilisé".
Les faits sont là pour prouver que seules, quelques habitudes ont changé telles que les habitudes de consommation ou de travail mais notre valeur sociale et "culturelle" caractérisant un ressortissant d'un pays pauvre persiste encore même à l'étranger. Par exemple en France, là où il y a le plus de diaspora malgache, le concept de foko est encore très en vogue et personne ne peut dépasser cette bassesse d'esprit qui mine notre société bien que cette division soit déclenchée intentionnellement par quelques personnes à leur profit. La plupart des Malgaches qui sont là en restent encore des victimes. Toutefois, ce sont ces gens là qui traitent nos concitoyens de non civilisés.
Deuxième cas concret est la mentalité de "Ory hava-manana" qui fait de la communauté malgache à l'étranger l'une des plus faibles car tous ceux qui agissent par la bonne foi pour rehausser notre image sont souvent victimes des petits coup de sabotage et des dénigrements à cause de la jalousie. En comparant aux autres communautés comme la communauté maghrébine (Tunisie, Algérie, Maroc) ou la communauté chinoise, on constate que notre communauté n'apportera jamais le même support que ces communautés apportent à leur propre pays. Si les pays comme la Tunisie, le Maroc, l'Algérie ou la Chine sont maintenant sur la voie de sortie du sous-développement, c'est parce que leurs diasporas jouent un rôle crucial même dans le transfert de savoir, dans l'attraction des investisseurs ou la création d'entreprise vers leur pays. Contrairement à la nôtre qui reste un simple ghetto pour organiser des petites rencontres à l'occasion des fêtes ou des rencontres sportives, mais jamais d'actions dans le but de résoudre notre honteuse pauvreté chronique. Cependant il faut noter que ce n'est pas tous les Malgaches à Madagascar ni à l'étranger qui ont cette mentalité. Il reste qu'une majorité constitue encore des éléments de blocage car ceux qui ont pensé à aider Madagascar doivent maintenant se trouver hors jeu. Cette mentalité est présente aussi bien localement (Madagascar) qu'à l'extérieur. En conclusion, dans l'espace, les Malgaches sont en moyenne les mêmes, et la solution vient de l'autodiagnostic de chacun de nous.
in www.haisoratra.org
Franck Rahari
L'express de Madagascar (courrier des lecteurs) du 15-11-05
Nous allons présenter la mentalité malgache en trois dimensions dans cet article.
La mentalité malgache en trois dimensions (3D)
Nous allons présenter la mentalité malgache en trois dimensions dans cet article.
D'abord, la première dimension, c'est son premier axe de largeur : le temps. On remarque que notre façon de faire, façon d'être se détachent progressivement de notre vraie valeur culturelle depuis belle lurette. Exemple, à propos des proverbes sur la solidarité tels que "Akanga maro tsy vakin'amboa" ou "Velona iray trano maty iray fasana" ne se pratiquent plus que dans le but de se tromper ou de jouer à l'opportunisme envers les autres. Cette dégradation de mentalité évolue dans le temps car plus le temps passe, notre façon d'être se dégrade.
Deuxième dimension, c'est sa hauteur et sa profondeur et les hiérarchies. La preuve c'est que tous les dirigeants qui se sont succédés ne finissent toujours qu'à remplir leurs poches et jamais de dialogues pour une continuité de l'État pour que le peuple reste le débiteur de leurs bavures et l'intérêt national un vain mot. Cette dimension se trouve aussi au niveau familial pour des parents qui se servent de leur fille pour gagner de l'argent que cela soit direct (prostitution) ou indirect (mariage intéressé).
Troisième dimension, c'est son deuxième axe de largeur : l'espace. Les citadins malgaches ont tendance à traiter facilement de retardés les gens du monde rural autant que les Malgaches expatriés vers les pays industrialisés qui traitent gratuitement de non civilisés les nationaux qui ne sont jamais sortis de notre île. Toutefois, il faut savoir que monsieur ou madame le (a) citadin(e) a beaucoup de caractères qui freinent notre développement comme le manque d'honnêteté dans l'exercice de la profession (éthique professionnelle), l'égoïsme qui va souvent vers le comportement de corrupteur ou de corrompu. Il en est de même pour les expatriés malgaches ou ceux qui sont sortis de l'île et qui y reviennent.
Concrètement, il ne faut jamais croire que le Malgache, qui a vécu dans les pays dits développés, possède un caractère d'un bon Européen, d'un Nord-Américain ni d'un bon Japonais qui sont des ressortissants d'un pays dit "civilisé".
Les faits sont là pour prouver que seules, quelques habitudes ont changé telles que les habitudes de consommation ou de travail mais notre valeur sociale et "culturelle" caractérisant un ressortissant d'un pays pauvre persiste encore même à l'étranger. Par exemple en France, là où il y a le plus de diaspora malgache, le concept de foko est encore très en vogue et personne ne peut dépasser cette bassesse d'esprit qui mine notre société bien que cette division soit déclenchée intentionnellement par quelques personnes à leur profit. La plupart des Malgaches qui sont là en restent encore des victimes. Toutefois, ce sont ces gens là qui traitent nos concitoyens de non civilisés.
Deuxième cas concret est la mentalité de "Ory hava-manana" qui fait de la communauté malgache à l'étranger l'une des plus faibles car tous ceux qui agissent par la bonne foi pour rehausser notre image sont souvent victimes des petits coup de sabotage et des dénigrements à cause de la jalousie. En comparant aux autres communautés comme la communauté maghrébine (Tunisie, Algérie, Maroc) ou la communauté chinoise, on constate que notre communauté n'apportera jamais le même support que ces communautés apportent à leur propre pays. Si les pays comme la Tunisie, le Maroc, l'Algérie ou la Chine sont maintenant sur la voie de sortie du sous-développement, c'est parce que leurs diasporas jouent un rôle crucial même dans le transfert de savoir, dans l'attraction des investisseurs ou la création d'entreprise vers leur pays. Contrairement à la nôtre qui reste un simple ghetto pour organiser des petites rencontres à l'occasion des fêtes ou des rencontres sportives, mais jamais d'actions dans le but de résoudre notre honteuse pauvreté chronique. Cependant il faut noter que ce n'est pas tous les Malgaches à Madagascar ni à l'étranger qui ont cette mentalité. Il reste qu'une majorité constitue encore des éléments de blocage car ceux qui ont pensé à aider Madagascar doivent maintenant se trouver hors jeu. Cette mentalité est présente aussi bien localement (Madagascar) qu'à l'extérieur. En conclusion, dans l'espace, les Malgaches sont en moyenne les mêmes, et la solution vient de l'autodiagnostic de chacun de nous.
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Franck Rahari
L'express de Madagascar (courrier des lecteurs) du 15-11-05
Nous allons présenter la mentalité malgache en trois dimensions dans cet article.
La mentalité malgache en trois dimensions (3D)
Nous allons présenter la mentalité malgache en trois dimensions dans cet article.
D'abord, la première dimension, c'est son premier axe de largeur : le temps. On remarque que notre façon de faire, façon d'être se détachent progressivement de notre vraie valeur culturelle depuis belle lurette. Exemple, à propos des proverbes sur la solidarité tels que "Akanga maro tsy vakin'amboa" ou "Velona iray trano maty iray fasana" ne se pratiquent plus que dans le but de se tromper ou de jouer à l'opportunisme envers les autres. Cette dégradation de mentalité évolue dans le temps car plus le temps passe, notre façon d'être se dégrade.
Deuxième dimension, c'est sa hauteur et sa profondeur et les hiérarchies. La preuve c'est que tous les dirigeants qui se sont succédés ne finissent toujours qu'à remplir leurs poches et jamais de dialogues pour une continuité de l'État pour que le peuple reste le débiteur de leurs bavures et l'intérêt national un vain mot. Cette dimension se trouve aussi au niveau familial pour des parents qui se servent de leur fille pour gagner de l'argent que cela soit direct (prostitution) ou indirect (mariage intéressé).
Troisième dimension, c'est son deuxième axe de largeur : l'espace. Les citadins malgaches ont tendance à traiter facilement de retardés les gens du monde rural autant que les Malgaches expatriés vers les pays industrialisés qui traitent gratuitement de non civilisés les nationaux qui ne sont jamais sortis de notre île. Toutefois, il faut savoir que monsieur ou madame le (a) citadin(e) a beaucoup de caractères qui freinent notre développement comme le manque d'honnêteté dans l'exercice de la profession (éthique professionnelle), l'égoïsme qui va souvent vers le comportement de corrupteur ou de corrompu. Il en est de même pour les expatriés malgaches ou ceux qui sont sortis de l'île et qui y reviennent.
Concrètement, il ne faut jamais croire que le Malgache, qui a vécu dans les pays dits développés, possède un caractère d'un bon Européen, d'un Nord-Américain ni d'un bon Japonais qui sont des ressortissants d'un pays dit "civilisé".
Les faits sont là pour prouver que seules, quelques habitudes ont changé telles que les habitudes de consommation ou de travail mais notre valeur sociale et "culturelle" caractérisant un ressortissant d'un pays pauvre persiste encore même à l'étranger. Par exemple en France, là où il y a le plus de diaspora malgache, le concept de foko est encore très en vogue et personne ne peut dépasser cette bassesse d'esprit qui mine notre société bien que cette division soit déclenchée intentionnellement par quelques personnes à leur profit. La plupart des Malgaches qui sont là en restent encore des victimes. Toutefois, ce sont ces gens là qui traitent nos concitoyens de non civilisés.
Deuxième cas concret est la mentalité de "Ory hava-manana" qui fait de la communauté malgache à l'étranger l'une des plus faibles car tous ceux qui agissent par la bonne foi pour rehausser notre image sont souvent victimes des petits coup de sabotage et des dénigrements à cause de la jalousie. En comparant aux autres communautés comme la communauté maghrébine (Tunisie, Algérie, Maroc) ou la communauté chinoise, on constate que notre communauté n'apportera jamais le même support que ces communautés apportent à leur propre pays. Si les pays comme la Tunisie, le Maroc, l'Algérie ou la Chine sont maintenant sur la voie de sortie du sous-développement, c'est parce que leurs diasporas jouent un rôle crucial même dans le transfert de savoir, dans l'attraction des investisseurs ou la création d'entreprise vers leur pays. Contrairement à la nôtre qui reste un simple ghetto pour organiser des petites rencontres à l'occasion des fêtes ou des rencontres sportives, mais jamais d'actions dans le but de résoudre notre honteuse pauvreté chronique. Cependant il faut noter que ce n'est pas tous les Malgaches à Madagascar ni à l'étranger qui ont cette mentalité. Il reste qu'une majorité constitue encore des éléments de blocage car ceux qui ont pensé à aider Madagascar doivent maintenant se trouver hors jeu. Cette mentalité est présente aussi bien localement (Madagascar) qu'à l'extérieur. En conclusion, dans l'espace, les Malgaches sont en moyenne les mêmes, et la solution vient de l'autodiagnostic de chacun de nous.
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Franck Rahari
L'express de Madagascar (courrier des lecteurs) du 15-11-05
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La mentalité malgache en trois dimensions (3D)
Nous allons présenter la mentalité malgache en trois dimensions dans cet article.
D'abord, la première dimension, c'est son premier axe de largeur : le temps. On remarque que notre façon de faire, façon d'être se détachent progressivement de notre vraie valeur culturelle depuis belle lurette. Exemple, à propos des proverbes sur la solidarité tels que "Akanga maro tsy vakin'amboa" ou "Velona iray trano maty iray fasana" ne se pratiquent plus que dans le but de se tromper ou de jouer à l'opportunisme envers les autres. Cette dégradation de mentalité évolue dans le temps car plus le temps passe, notre façon d'être se dégrade.
Deuxième dimension, c'est sa hauteur et sa profondeur et les hiérarchies. La preuve c'est que tous les dirigeants qui se sont succédés ne finissent toujours qu'à remplir leurs poches et jamais de dialogues pour une continuité de l'État pour que le peuple reste le débiteur de leurs bavures et l'intérêt national un vain mot. Cette dimension se trouve aussi au niveau familial pour des parents qui se servent de leur fille pour gagner de l'argent que cela soit direct (prostitution) ou indirect (mariage intéressé).
Troisième dimension, c'est son deuxième axe de largeur : l'espace. Les citadins malgaches ont tendance à traiter facilement de retardés les gens du monde rural autant que les Malgaches expatriés vers les pays industrialisés qui traitent gratuitement de non civilisés les nationaux qui ne sont jamais sortis de notre île. Toutefois, il faut savoir que monsieur ou madame le (a) citadin(e) a beaucoup de caractères qui freinent notre développement comme le manque d'honnêteté dans l'exercice de la profession (éthique professionnelle), l'égoïsme qui va souvent vers le comportement de corrupteur ou de corrompu. Il en est de même pour les expatriés malgaches ou ceux qui sont sortis de l'île et qui y reviennent.
Concrètement, il ne faut jamais croire que le Malgache, qui a vécu dans les pays dits développés, possède un caractère d'un bon Européen, d'un Nord-Américain ni d'un bon Japonais qui sont des ressortissants d'un pays dit "civilisé".
Les faits sont là pour prouver que seules, quelques habitudes ont changé telles que les habitudes de consommation ou de travail mais notre valeur sociale et "culturelle" caractérisant un ressortissant d'un pays pauvre persiste encore même à l'étranger. Par exemple en France, là où il y a le plus de diaspora malgache, le concept de foko est encore très en vogue et personne ne peut dépasser cette bassesse d'esprit qui mine notre société bien que cette division soit déclenchée intentionnellement par quelques personnes à leur profit. La plupart des Malgaches qui sont là en restent encore des victimes. Toutefois, ce sont ces gens là qui traitent nos concitoyens de non civilisés.
Deuxième cas concret est la mentalité de "Ory hava-manana" qui fait de la communauté malgache à l'étranger l'une des plus faibles car tous ceux qui agissent par la bonne foi pour rehausser notre image sont souvent victimes des petits coup de sabotage et des dénigrements à cause de la jalousie. En comparant aux autres communautés comme la communauté maghrébine (Tunisie, Algérie, Maroc) ou la communauté chinoise, on constate que notre communauté n'apportera jamais le même support que ces communautés apportent à leur propre pays. Si les pays comme la Tunisie, le Maroc, l'Algérie ou la Chine sont maintenant sur la voie de sortie du sous-développement, c'est parce que leurs diasporas jouent un rôle crucial même dans le transfert de savoir, dans l'attraction des investisseurs ou la création d'entreprise vers leur pays. Contrairement à la nôtre qui reste un simple ghetto pour organiser des petites rencontres à l'occasion des fêtes ou des rencontres sportives, mais jamais d'actions dans le but de résoudre notre honteuse pauvreté chronique. Cependant il faut noter que ce n'est pas tous les Malgaches à Madagascar ni à l'étranger qui ont cette mentalité. Il reste qu'une majorité constitue encore des éléments de blocage car ceux qui ont pensé à aider Madagascar doivent maintenant se trouver hors jeu. Cette mentalité est présente aussi bien localement (Madagascar) qu'à l'extérieur. En conclusion, dans l'espace, les Malgaches sont en moyenne les mêmes, et la solution vient de l'autodiagnostic de chacun de nous.
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D'abord, la première dimension, c'est son premier axe de largeur : le temps. On remarque que notre façon de faire, façon d'être se détachent progressivement de notre vraie valeur culturelle depuis belle lurette. Exemple, à propos des proverbes sur la solidarité tels que "Akanga maro tsy vakin'amboa" ou "Velona iray trano maty iray fasana" ne se pratiquent plus que dans le but de se tromper ou de jouer à l'opportunisme envers les autres. Cette dégradation de mentalité évolue dans le temps car plus le temps passe, notre façon d'être se dégrade.
Deuxième dimension, c'est sa hauteur et sa profondeur et les hiérarchies. La preuve c'est que tous les dirigeants qui se sont succédés ne finissent toujours qu'à remplir leurs poches et jamais de dialogues pour une continuité de l'État pour que le peuple reste le débiteur de leurs bavures et l'intérêt national un vain mot. Cette dimension se trouve aussi au niveau familial pour des parents qui se servent de leur fille pour gagner de l'argent que cela soit direct (prostitution) ou indirect (mariage intéressé).
Troisième dimension, c'est son deuxième axe de largeur : l'espace. Les citadins malgaches ont tendance à traiter facilement de retardés les gens du monde rural autant que les Malgaches expatriés vers les pays industrialisés qui traitent gratuitement de non civilisés les nationaux qui ne sont jamais sortis de notre île. Toutefois, il faut savoir que monsieur ou madame le (a) citadin(e) a beaucoup de caractères qui freinent notre développement comme le manque d'honnêteté dans l'exercice de la profession (éthique professionnelle), l'égoïsme qui va souvent vers le comportement de corrupteur ou de corrompu. Il en est de même pour les expatriés malgaches ou ceux qui sont sortis de l'île et qui y reviennent.
Concrètement, il ne faut jamais croire que le Malgache, qui a vécu dans les pays dits développés, possède un caractère d'un bon Européen, d'un Nord-Américain ni d'un bon Japonais qui sont des ressortissants d'un pays dit "civilisé".
Les faits sont là pour prouver que seules, quelques habitudes ont changé telles que les habitudes de consommation ou de travail mais notre valeur sociale et "culturelle" caractérisant un ressortissant d'un pays pauvre persiste encore même à l'étranger. Par exemple en France, là où il y a le plus de diaspora malgache, le concept de foko est encore très en vogue et personne ne peut dépasser cette bassesse d'esprit qui mine notre société bien que cette division soit déclenchée intentionnellement par quelques personnes à leur profit. La plupart des Malgaches qui sont là en restent encore des victimes. Toutefois, ce sont ces gens là qui traitent nos concitoyens de non civilisés.
Deuxième cas concret est la mentalité de "Ory hava-manana" qui fait de la communauté malgache à l'étranger l'une des plus faibles car tous ceux qui agissent par la bonne foi pour rehausser notre image sont souvent victimes des petits coup de sabotage et des dénigrements à cause de la jalousie. En comparant aux autres communautés comme la communauté maghrébine (Tunisie, Algérie, Maroc) ou la communauté chinoise, on constate que notre communauté n'apportera jamais le même support que ces communautés apportent à leur propre pays. Si les pays comme la Tunisie, le Maroc, l'Algérie ou la Chine sont maintenant sur la voie de sortie du sous-développement, c'est parce que leurs diasporas jouent un rôle crucial même dans le transfert de savoir, dans l'attraction des investisseurs ou la création d'entreprise vers leur pays. Contrairement à la nôtre qui reste un simple ghetto pour organiser des petites rencontres à l'occasion des fêtes ou des rencontres sportives, mais jamais d'actions dans le but de résoudre notre honteuse pauvreté chronique. Cependant il faut noter que ce n'est pas tous les Malgaches à Madagascar ni à l'étranger qui ont cette mentalité. Il reste qu'une majorité constitue encore des éléments de blocage car ceux qui ont pensé à aider Madagascar doivent maintenant se trouver hors jeu. Cette mentalité est présente aussi bien localement (Madagascar) qu'à l'extérieur. En conclusion, dans l'espace, les Malgaches sont en moyenne les mêmes, et la solution vient de l'autodiagnostic de chacun de nous.
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L'express de Madagascar (courrier des lecteurs) du 15-11-05
Nous allons présenter la mentalité malgache en trois dimensions dans cet article.
La mentalité malgache en trois dimensions (3D)
Nous allons présenter la mentalité malgache en trois dimensions dans cet article.
D'abord, la première dimension, c'est son premier axe de largeur : le temps. On remarque que notre façon de faire, façon d'être se détachent progressivement de notre vraie valeur culturelle depuis belle lurette. Exemple, à propos des proverbes sur la solidarité tels que "Akanga maro tsy vakin'amboa" ou "Velona iray trano maty iray fasana" ne se pratiquent plus que dans le but de se tromper ou de jouer à l'opportunisme envers les autres. Cette dégradation de mentalité évolue dans le temps car plus le temps passe, notre façon d'être se dégrade.
Deuxième dimension, c'est sa hauteur et sa profondeur et les hiérarchies. La preuve c'est que tous les dirigeants qui se sont succédés ne finissent toujours qu'à remplir leurs poches et jamais de dialogues pour une continuité de l'État pour que le peuple reste le débiteur de leurs bavures et l'intérêt national un vain mot. Cette dimension se trouve aussi au niveau familial pour des parents qui se servent de leur fille pour gagner de l'argent que cela soit direct (prostitution) ou indirect (mariage intéressé).
Troisième dimension, c'est son deuxième axe de largeur : l'espace. Les citadins malgaches ont tendance à traiter facilement de retardés les gens du monde rural autant que les Malgaches expatriés vers les pays industrialisés qui traitent gratuitement de non civilisés les nationaux qui ne sont jamais sortis de notre île. Toutefois, il faut savoir que monsieur ou madame le (a) citadin(e) a beaucoup de caractères qui freinent notre développement comme le manque d'honnêteté dans l'exercice de la profession (éthique professionnelle), l'égoïsme qui va souvent vers le comportement de corrupteur ou de corrompu. Il en est de même pour les expatriés malgaches ou ceux qui sont sortis de l'île et qui y reviennent.
Concrètement, il ne faut jamais croire que le Malgache, qui a vécu dans les pays dits développés, possède un caractère d'un bon Européen, d'un Nord-Américain ni d'un bon Japonais qui sont des ressortissants d'un pays dit "civilisé".
Les faits sont là pour prouver que seules, quelques habitudes ont changé telles que les habitudes de consommation ou de travail mais notre valeur sociale et "culturelle" caractérisant un ressortissant d'un pays pauvre persiste encore même à l'étranger. Par exemple en France, là où il y a le plus de diaspora malgache, le concept de foko est encore très en vogue et personne ne peut dépasser cette bassesse d'esprit qui mine notre société bien que cette division soit déclenchée intentionnellement par quelques personnes à leur profit. La plupart des Malgaches qui sont là en restent encore des victimes. Toutefois, ce sont ces gens là qui traitent nos concitoyens de non civilisés.
Deuxième cas concret est la mentalité de "Ory hava-manana" qui fait de la communauté malgache à l'étranger l'une des plus faibles car tous ceux qui agissent par la bonne foi pour rehausser notre image sont souvent victimes des petits coup de sabotage et des dénigrements à cause de la jalousie. En comparant aux autres communautés comme la communauté maghrébine (Tunisie, Algérie, Maroc) ou la communauté chinoise, on constate que notre communauté n'apportera jamais le même support que ces communautés apportent à leur propre pays. Si les pays comme la Tunisie, le Maroc, l'Algérie ou la Chine sont maintenant sur la voie de sortie du sous-développement, c'est parce que leurs diasporas jouent un rôle crucial même dans le transfert de savoir, dans l'attraction des investisseurs ou la création d'entreprise vers leur pays. Contrairement à la nôtre qui reste un simple ghetto pour organiser des petites rencontres à l'occasion des fêtes ou des rencontres sportives, mais jamais d'actions dans le but de résoudre notre honteuse pauvreté chronique. Cependant il faut noter que ce n'est pas tous les Malgaches à Madagascar ni à l'étranger qui ont cette mentalité. Il reste qu'une majorité constitue encore des éléments de blocage car ceux qui ont pensé à aider Madagascar doivent maintenant se trouver hors jeu. Cette mentalité est présente aussi bien localement (Madagascar) qu'à l'extérieur. En conclusion, dans l'espace, les Malgaches sont en moyenne les mêmes, et la solution vient de l'autodiagnostic de chacun de nous.
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L'express de Madagascar (courrier des lecteurs) du 15-11-05
Nous allons présenter la mentalité malgache en trois dimensions dans cet article.
La mentalité malgache en trois dimensions (3D)
Nous allons présenter la mentalité malgache en trois dimensions dans cet article.
D'abord, la première dimension, c'est son premier axe de largeur : le temps. On remarque que notre façon de faire, façon d'être se détachent progressivement de notre vraie valeur culturelle depuis belle lurette. Exemple, à propos des proverbes sur la solidarité tels que "Akanga maro tsy vakin'amboa" ou "Velona iray trano maty iray fasana" ne se pratiquent plus que dans le but de se tromper ou de jouer à l'opportunisme envers les autres. Cette dégradation de mentalité évolue dans le temps car plus le temps passe, notre façon d'être se dégrade.
Deuxième dimension, c'est sa hauteur et sa profondeur et les hiérarchies. La preuve c'est que tous les dirigeants qui se sont succédés ne finissent toujours qu'à remplir leurs poches et jamais de dialogues pour une continuité de l'État pour que le peuple reste le débiteur de leurs bavures et l'intérêt national un vain mot. Cette dimension se trouve aussi au niveau familial pour des parents qui se servent de leur fille pour gagner de l'argent que cela soit direct (prostitution) ou indirect (mariage intéressé).
Troisième dimension, c'est son deuxième axe de largeur : l'espace. Les citadins malgaches ont tendance à traiter facilement de retardés les gens du monde rural autant que les Malgaches expatriés vers les pays industrialisés qui traitent gratuitement de non civilisés les nationaux qui ne sont jamais sortis de notre île. Toutefois, il faut savoir que monsieur ou madame le (a) citadin(e) a beaucoup de caractères qui freinent notre développement comme le manque d'honnêteté dans l'exercice de la profession (éthique professionnelle), l'égoïsme qui va souvent vers le comportement de corrupteur ou de corrompu. Il en est de même pour les expatriés malgaches ou ceux qui sont sortis de l'île et qui y reviennent.
Concrètement, il ne faut jamais croire que le Malgache, qui a vécu dans les pays dits développés, possède un caractère d'un bon Européen, d'un Nord-Américain ni d'un bon Japonais qui sont des ressortissants d'un pays dit "civilisé".
Les faits sont là pour prouver que seules, quelques habitudes ont changé telles que les habitudes de consommation ou de travail mais notre valeur sociale et "culturelle" caractérisant un ressortissant d'un pays pauvre persiste encore même à l'étranger. Par exemple en France, là où il y a le plus de diaspora malgache, le concept de foko est encore très en vogue et personne ne peut dépasser cette bassesse d'esprit qui mine notre société bien que cette division soit déclenchée intentionnellement par quelques personnes à leur profit. La plupart des Malgaches qui sont là en restent encore des victimes. Toutefois, ce sont ces gens là qui traitent nos concitoyens de non civilisés.
Deuxième cas concret est la mentalité de "Ory hava-manana" qui fait de la communauté malgache à l'étranger l'une des plus faibles car tous ceux qui agissent par la bonne foi pour rehausser notre image sont souvent victimes des petits coup de sabotage et des dénigrements à cause de la jalousie. En comparant aux autres communautés comme la communauté maghrébine (Tunisie, Algérie, Maroc) ou la communauté chinoise, on constate que notre communauté n'apportera jamais le même support que ces communautés apportent à leur propre pays. Si les pays comme la Tunisie, le Maroc, l'Algérie ou la Chine sont maintenant sur la voie de sortie du sous-développement, c'est parce que leurs diasporas jouent un rôle crucial même dans le transfert de savoir, dans l'attraction des investisseurs ou la création d'entreprise vers leur pays. Contrairement à la nôtre qui reste un simple ghetto pour organiser des petites rencontres à l'occasion des fêtes ou des rencontres sportives, mais jamais d'actions dans le but de résoudre notre honteuse pauvreté chronique. Cependant il faut noter que ce n'est pas tous les Malgaches à Madagascar ni à l'étranger qui ont cette mentalité. Il reste qu'une majorité constitue encore des éléments de blocage car ceux qui ont pensé à aider Madagascar doivent maintenant se trouver hors jeu. Cette mentalité est présente aussi bien localement (Madagascar) qu'à l'extérieur. En conclusion, dans l'espace, les Malgaches sont en moyenne les mêmes, et la solution vient de l'autodiagnostic de chacun de nous.
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Franck Rahari
L'express de Madagascar (courrier des lecteurs) du 15-11-05
Nous allons présenter la mentalité malgache en trois dimensions dans cet article.
La mentalité malgache en trois dimensions (3D)
Nous allons présenter la mentalité malgache en trois dimensions dans cet article.
D'abord, la première dimension, c'est son premier axe de largeur : le temps. On remarque que notre façon de faire, façon d'être se détachent progressivement de notre vraie valeur culturelle depuis belle lurette. Exemple, à propos des proverbes sur la solidarité tels que "Akanga maro tsy vakin'amboa" ou "Velona iray trano maty iray fasana" ne se pratiquent plus que dans le but de se tromper ou de jouer à l'opportunisme envers les autres. Cette dégradation de mentalité évolue dans le temps car plus le temps passe, notre façon d'être se dégrade.
Deuxième dimension, c'est sa hauteur et sa profondeur et les hiérarchies. La preuve c'est que tous les dirigeants qui se sont succédés ne finissent toujours qu'à remplir leurs poches et jamais de dialogues pour une continuité de l'État pour que le peuple reste le débiteur de leurs bavures et l'intérêt national un vain mot. Cette dimension se trouve aussi au niveau familial pour des parents qui se servent de leur fille pour gagner de l'argent que cela soit direct (prostitution) ou indirect (mariage intéressé).
Troisième dimension, c'est son deuxième axe de largeur : l'espace. Les citadins malgaches ont tendance à traiter facilement de retardés les gens du monde rural autant que les Malgaches expatriés vers les pays industrialisés qui traitent gratuitement de non civilisés les nationaux qui ne sont jamais sortis de notre île. Toutefois, il faut savoir que monsieur ou madame le (a) citadin(e) a beaucoup de caractères qui freinent notre développement comme le manque d'honnêteté dans l'exercice de la profession (éthique professionnelle), l'égoïsme qui va souvent vers le comportement de corrupteur ou de corrompu. Il en est de même pour les expatriés malgaches ou ceux qui sont sortis de l'île et qui y reviennent.
Concrètement, il ne faut jamais croire que le Malgache, qui a vécu dans les pays dits développés, possède un caractère d'un bon Européen, d'un Nord-Américain ni d'un bon Japonais qui sont des ressortissants d'un pays dit "civilisé".
Les faits sont là pour prouver que seules, quelques habitudes ont changé telles que les habitudes de consommation ou de travail mais notre valeur sociale et "culturelle" caractérisant un ressortissant d'un pays pauvre persiste encore même à l'étranger. Par exemple en France, là où il y a le plus de diaspora malgache, le concept de foko est encore très en vogue et personne ne peut dépasser cette bassesse d'esprit qui mine notre société bien que cette division soit déclenchée intentionnellement par quelques personnes à leur profit. La plupart des Malgaches qui sont là en restent encore des victimes. Toutefois, ce sont ces gens là qui traitent nos concitoyens de non civilisés.
Deuxième cas concret est la mentalité de "Ory hava-manana" qui fait de la communauté malgache à l'étranger l'une des plus faibles car tous ceux qui agissent par la bonne foi pour rehausser notre image sont souvent victimes des petits coup de sabotage et des dénigrements à cause de la jalousie. En comparant aux autres communautés comme la communauté maghrébine (Tunisie, Algérie, Maroc) ou la communauté chinoise, on constate que notre communauté n'apportera jamais le même support que ces communautés apportent à leur propre pays. Si les pays comme la Tunisie, le Maroc, l'Algérie ou la Chine sont maintenant sur la voie de sortie du sous-développement, c'est parce que leurs diasporas jouent un rôle crucial même dans le transfert de savoir, dans l'attraction des investisseurs ou la création d'entreprise vers leur pays. Contrairement à la nôtre qui reste un simple ghetto pour organiser des petites rencontres à l'occasion des fêtes ou des rencontres sportives, mais jamais d'actions dans le but de résoudre notre honteuse pauvreté chronique. Cependant il faut noter que ce n'est pas tous les Malgaches à Madagascar ni à l'étranger qui ont cette mentalité. Il reste qu'une majorité constitue encore des éléments de blocage car ceux qui ont pensé à aider Madagascar doivent maintenant se trouver hors jeu. Cette mentalité est présente aussi bien localement (Madagascar) qu'à l'extérieur. En conclusion, dans l'espace, les Malgaches sont en moyenne les mêmes, et la solution vient de l'autodiagnostic de chacun de nous.
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Franck Rahari
L'express de Madagascar (courrier des lecteurs) du 15-11-05
Madagascar attanagliato dalla fame, a rischio migliaia di bimbi
Migliaia di bambini affrontano la grave malnutrizione nel Madagascar sudorientale e 1.600 potrebbero morire presto se non riceveranno aiuti. Lo ha detto oggi un portavoce del governo.
Il segretario generale del consiglio di emergenza Jacki Randindrarison ha detto che il governo fa appello per aiuto per evitare la fame nel distretto Vangaindrano, colpito dalla siccità e portare sostegno ai villaggi maggiormente colpiti.
"Si stima che 1.600 bambini siano ad immediato rischio di morire di fame, migliaia di altri sono malnutriti", ha detto.
Venerdì, l'Ocha, organismo Onu che coordina gli affari umanitari, ha stimato che 14.000 bambini nella regione sono malnutriti.
Randindrarison sostiene che le inondazioni causate da due cicloni che hanno colpito l'isola dell'oceano Atlantico a febbraio e marzo hanno distrutto i raccolti, causando la mancanza di cibio.
"Di solito, il cibo nella regione non è assicurato, ma le inondazioni dei raccolti quest'anno hanno reso la situazione ancora peggiore", ha detto.
Il Madagascar è una delle nazioni più povere del mondo, con tre quarti dei suoi 17 milioni di abitanti che vivono con meno di un dollaro al giorno. Le agenzie di aiuto dicono che il tasso di malnutrizione fra i bimbi dell'isola è tra i peggior in Africa.
La fame spesso colpisce anche la zona arida sudordientale.
in Reuters Italia lunedì novembre 21, 2005 12.32
Madagascar attanagliato dalla fame, a rischio migliaia di bimbi
Migliaia di bambini affrontano la grave malnutrizione nel Madagascar sudorientale e 1.600 potrebbero morire presto se non riceveranno aiuti. Lo ha detto oggi un portavoce del governo.
Il segretario generale del consiglio di emergenza Jacki Randindrarison ha detto che il governo fa appello per aiuto per evitare la fame nel distretto Vangaindrano, colpito dalla siccità e portare sostegno ai villaggi maggiormente colpiti.
"Si stima che 1.600 bambini siano ad immediato rischio di morire di fame, migliaia di altri sono malnutriti", ha detto.
Venerdì, l'Ocha, organismo Onu che coordina gli affari umanitari, ha stimato che 14.000 bambini nella regione sono malnutriti.
Randindrarison sostiene che le inondazioni causate da due cicloni che hanno colpito l'isola dell'oceano Atlantico a febbraio e marzo hanno distrutto i raccolti, causando la mancanza di cibio.
"Di solito, il cibo nella regione non è assicurato, ma le inondazioni dei raccolti quest'anno hanno reso la situazione ancora peggiore", ha detto.
Il Madagascar è una delle nazioni più povere del mondo, con tre quarti dei suoi 17 milioni di abitanti che vivono con meno di un dollaro al giorno. Le agenzie di aiuto dicono che il tasso di malnutrizione fra i bimbi dell'isola è tra i peggior in Africa.
La fame spesso colpisce anche la zona arida sudordientale.
in Reuters Italia lunedì novembre 21, 2005 12.32

